In Breve
- Qual è il calo percentuale degli ordini di macchine utensili nel secondo trimestre 2026?
- Il calo è del 25,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.
- Quali sono le principali cause del calo degli ordini?
- Le cause includono l'effetto-attesa delle nuove normative e l'incertezza geopolitica.
- Qual è la previsione per la produzione di macchine utensili nel 2026?
- Si prevede una crescita della produzione del 4% nel 2026.
Nel secondo trimestre del 2026, la raccolta ordini per le macchine utensili ha subito un calo del 25,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo i dati forniti da Ucimu, l’indice di raccolta ordini si è attestato a 47,8, considerando 100 come il valore di riferimento del 2021.
Questo significativo decremento ha colpito sia il mercato estero, con una diminuzione degli ordini del 15,3%, sia il mercato interno, che ha registrato una flessione ancora più marcata del 38,7%. Le ragioni di questa contrazione sono molteplici e includono l’effetto-attesa legato alle nuove normative del piano Transizione 5.0 e all’iperammortamento, che hanno spinto molte aziende a posticipare i propri investimenti.
Complessivamente, sommando i dati del primo e del secondo trimestre del 2026, la riduzione degli ordini sul mercato interno supera il 32%. Tra i fattori che hanno influenzato la domanda, si segnalano l’incertezza geopolitica, come i conflitti in corso e le tensioni internazionali, e la forte rarefazione degli investimenti nel settore automotive, che rappresenta il principale mercato di sbocco per i macchinari. Questa domanda non è facilmente sostituibile da altri settori come quello della difesa, aerospace ed energia.
Il presidente di Ucimu ha sottolineato l’importanza di adottare il principio di neutralità tecnologica nella definizione dei piani per il settore automotive a livello europeo, per garantire una transizione produttiva che tuteli anche l’occupazione. A partire dal 12 giugno, dopo il completamento dei passaggi operativi sull’iperammortamento, si è osservato un cambiamento nell’atteggiamento degli utilizzatori italiani, con un progressivo ritorno degli ordini. Tuttavia, sarà necessario attendere alcuni mesi affinché questo effetto si rifletta pienamente nelle rilevazioni.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha registrato, fino al 9 luglio, 7.000 comunicazioni sulla piattaforma GSE, per un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro. Ucimu prevede per il 2026 una crescita della produzione di quattro punti percentuali, sostenuta da un incremento quasi doppio delle consegne interne previsto nella seconda metà dell’anno. La durata pluriennale dell’incentivo, che si estenderà fino a settembre 2028, dovrebbe favorire una programmazione più efficace degli investimenti e della produzione nel medio periodo.
L’obiettivo è riportare il mercato italiano verso i livelli del 2021-2022, quando superava i 6 miliardi di euro, rispetto ai circa 4,5 miliardi attuali. In questo contesto, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo le regole della competitività industriale, rendendo fondamentale l’adattamento delle imprese a queste nuove sfide.

