Imprese e investimenti

L’Impatto dell’Ets sul Settore Chimico: Un Futuro a Rischio

In Breve

Qual è l'impatto dell'Ets sul settore chimico?
L'Ets potrebbe aumentare i costi da 600 milioni a 1,5 miliardi di euro, sottraendo risorse agli investimenti.
Quali sono le preoccupazioni delle aziende chimiche?
Il 51% delle aziende segnala la concorrenza cinese come un rischio crescente.
Come sta evolvendo la produzione chimica in Italia?
La produzione chimica in Italia ha subito una perdita del 13% rispetto al 2021 e si prevede una contrazione nel 2026.

Il settore chimico si trova di fronte a una sfida significativa: il costo dell’Emissions Trading System (Ets) è destinato a salire da 600 milioni di euro a 1,5 miliardi all’anno. Questa crescita rappresenta una sottrazione di risorse cruciali per gli investimenti, mettendo a rischio la competitività delle imprese del settore.

Accanto all’Ets, il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) si applica principalmente a materie prime e prodotti ad alta intensità di carbonio, ma la sua efficacia è messa in discussione, soprattutto in vista di un’accelerazione del phase out delle quote gratuite. Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, ha sottolineato le asimmetrie regolatorie e fiscali che penalizzano le aziende italiane rispetto ai competitor, evidenziando tre aree critiche: la revisione dell’Ets, una politica energetica sicura e diversificata, e una strategia industriale per la decarbonizzazione.

Federchimica stima che l’Ets attuale sia equivalente all’intera spesa in ricerca e sviluppo del settore chimico. Un aumento dei costi potrebbe costringere le aziende a ridurre gli investimenti o a delocalizzare la produzione. Uno studio commissionato a Roland Berger per Cefic ha rivelato che tra il 2022 e il 2025, la chiusura di impianti ha portato a una riduzione del 9% della produzione europea e a un calo del 90% degli investimenti nel comparto.

Un’indagine su 100 aziende associate ha mostrato che il 27% prevede di ridurre gli investimenti, mentre il 31% non prevede variazioni e il 23% intende aumentare gli investimenti. Le priorità di investimento includono digitalizzazione (35%), efficienza operativa (47%) e ricerca e innovazione (35%).

In Italia, il settore ha già registrato una perdita del 13% della produzione rispetto al 2021, con una riduzione della capacità produttiva aumentata di sei volte dal 2022, equivalente a 37 milioni di tonnellate. Le previsioni indicano una contrazione della produzione chimica italiana nel 2026 (-3%) e un lieve recupero nel 2027 (+0,5%).

Tra i rischi segnalati dalle imprese, il 51% indica la crescente concorrenza cinese, il 43% cita i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, e il 42% menziona gli oneri delle politiche europee su sicurezza, salute e ambiente. Inoltre, il 30% fa riferimento a penalizzazioni legate al Sistema Italia, come le inefficienze della pubblica amministrazione e il sistema fiscale.

Dal punto di vista energetico, il settore chimico si trova in una posizione svantaggiata. I prezzi europei del gas sono circa 3,3 volte superiori a quelli statunitensi, e la situazione italiana è ancora più critica. L’aumento dei costi energetici rappresenta un fenomeno con doppia incidenza, sia per l’approvvigionamento che per gli oneri legati alla decarbonizzazione.

Nonostante la necessità di una transizione verso un’industria decarbonizzata, le imprese richiedono strumenti che incentivino gli investimenti e una revisione dei meccanismi come l’Ets. È fondamentale proteggere le filiere industriali per evitare la perdita di capacità produttiva e occupazione. Il settore chimico ha già fatto progressi significativi, con una riduzione delle emissioni di gas serra del 70% dal 1990, ma avverte che costi e oneri eccessivi rischiano di compromettere la competitività e la sopravvivenza delle imprese.

admin

Firma della redazione di Innovare Italia.

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